Cinquantanni fa a Reggio Emilia la polizia aprì il fuoco su una manifestazione pacifica di giovani ed operai: cinque furono i morti. Noi li ricordiamo così
Cinquantanni fa, a Reggio Emilia, si consumò una terribile strage, destinata a rimanere nella memoria di tanti per l'insensatezza e l'atrocità con cui venne perpetrata. Una manifestazione pacifica di giovani ed operai viene pesantemente repressa dalla polizia, che esplode più di 500 proiettili ad altezza d'uomo. a terra, fra centinaia di feriti macellati dalle scariche, rimangono cinque uomini: Afro Tondelli, Lauro Farioli, Marino Serri, Ovidio Franchi ed Emilio Reverberi. Franchi e Farioli hanno appena 19 e 22 anni, Tondelli 35, Reverberi e Serri 39 e 41. Tutti giovani, uccisi perchè protestavano contro l'appoggio dei neofascisti del MSI al Governo Tambroni. Due erano stati partigiani, avevano combattuto per la Resistenza e non potevano accettare che quindici anni dopo il fascismo rientrasse silenzioso dalla finestra, celebrando addirittura il congresso del MSI a Genova, medaglia d'oro per la Resistenza. Ma il Governo ha dato ordine di reprimere con violenza ogni manifestazione di dissenso, ed altri morti vengon fatti dalla polizia a Palermo, Catania, a Licata. Le manifestazioni non si fermeranno, ed infine il Governo Tambroni, messo all'angolo, sarà costretto a dimettersi, aprendo una stagione di alleanze con le forze della sinistra.
Queste morti, così lontane ma così vicine, non possono perdersi nel passato, ma ci ricordano con inquietudine anche certi episodi della nostra storia recente, come la terribile carica della polizia nella scuola Diaz a Genova, durante il G8. E' in questi momenti, quando la forza dello Stato cessa di proteggere ed inizia ad infierire, che si consumano i momenti bui della nostra storia.
Ci stringiamo attorno al ricordo di questi ragazzi, a Afro, Lauro, Marino, Ovidio, Emilio, a Carlo Giuliani, al loro sacrificio che sempre deve farci tenere a mente come la democrazia, perchè sia compiuta, necessita di attenzione, e di mobilitazione, perchè da sola, purtroppo, non si conserva.