È invece doveroso affermare quanto le migrazioni siano una risorsa sia in termini di apertura culturale, sia in termini di forza lavoro, specialmente per un paese che invecchia, come l’Italia.
I flussi migratori sono un processo ineliminabile, la cui necessaria gestione e controllo non può significare repressione ed emarginazione, oltretutto se per propaganda e convenienza si demonizzano centinaia di migliaia di lavoratori e di lavoratrici migranti assolutamente regolari, che si trovano ad affrontare le stesse situazioni di crisi e difficoltà delle famiglie italiane, ma che vedono il loro destino vincolato al possesso di un permesso di soggiorno.
Il nodo è l’abbattimento della legge Bossi-Fini, che lungi da salvaguardare il Paese da l’immigrazione illegale è la vera creatrice dell’illegalità, affibbiando al lavoratore una sproporzione di doveri non accompagnati da eguali diritti. Le migrazioni vanno certamente governate e controllate, non si può però farlo con un atteggiamento pregiudiziale e discriminatorio, tipico di questo governo.
Per questo siamo solidali con i migranti nel richiedere piena cittadinanza per questi lavoratori e lavoratrici, per pratiche più snelle con meno bizantinismi ed ostacoli, per politiche d’integrazione che puntino sugli spazi comuni e sull’incontro fra le culture, per il diritto di voto che garantisca una volta per tutte il migrante come soggetto attivo e positivo nella vita di questa nazione.