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Bamboccioni non per caso, per forza: il Governo non fa niente per le giovani generazioni
22 gennaio 10 | Dichiarazioni

Il ministro Brunetta vuole per legge tutti i diciottenni fuori casa, per evitare che si trasformino in bamboccioni che pesano per anni sulle spalle delle famiglie.

 
L’autodeterminazione e l’indipendenza delle giovani generazioni è una necessità che non si risolve con la solita leggina ad hoc, creata senza alcun risvolto pratico per meri intenti propagandistici.
Bisognerebbe ricordare a Brunetta che il maggior freno sociale non è l’ignavia dei giovani, ma un assetto legislativo e sociale che blocca i giovani inchiodandoli al presente, del quale questo Governo è pesantemente responsabile.

Per chi decide di proseguire gli studi universitari l’indipendenza è un miraggio: seguire le proprie aspirazioni andando a studiare in un ateneo lontano da casa può anzi essere impossibile, senza un sostegno della famiglia, in tempi di crisi sempre meno scontato. Le borse di studio, che pur sono fruibili in maniera molto differente nelle diverse regioni italiane, non bastano per coprire i costi degli alloggi, dei libri, delle spese universitarie, del carovita.
Anche per chi sceglie di lavorare la strada è in salita: i giovani sono i primi ad essere precarizzati e licenziati nel momento di crisi. La stabilità diventa un sogno, ancor di più perchè all’oggi in Italia non esistono norme che incentivino l’iniziativa giovanile, o che sgravino fiscalmente il giovane che decida di uscire di casa.
Questo Governo dovrebbe iniziare a fare autocritica, smettendo di considerare il ministero per le politiche giovanili un orpello senz’alcun potere, che lancia talvolta qualche messaggio senza poi fare nulla.
I giovani italiani hanno bisogno di politiche universitarie all’altezza, che invece di tagliare indiscriminatamente i fondi per l’università (con il conseguente aumento delle tasse da parte degli atenei) creino un sistema adeguato ai bisogni dello studente, estendendone i servizi ed abbattendo il caro università specialmente per i meritevoli ma tutelando tutti gli studenti, perché all’oggi sono ancora troppi coloro che rinunciano all’università perché proprio non se la possono permettere. In Italia non v’è nessuna forma di prestito d’onore, figuriamoci forme più avanzate di servizi allo status di studente, che tocchino anche la mobilità, il costo della vita, il costo della cultura.

Chiediamo politiche che premino ed incentivino l’imprenditoria giovanile, specie se concentrata sulle nuove tecnologie e sulla green economy, perché una buona idea non si trasformi in un’ipoteca a vita sulle spalle dei giovani.
Chiediamo che sia istituito un fondo a garanzia dei prestiti ai giovani imprenditori, perché la famiglia non sia l’unica che scommette sulle loro potenzialità.
Chiediamo un deciso colpo ai potentati ed alle corporazioni, che bloccano l’accesso dei giovani ai mestieri, attraverso una riforma radicale e finanche all’abolizione degli ordini professionali. Bersani aveva fatto molto in questo senso ma gli ordini non sembrano essersi né adeguati né conformati alle lenzuolate del già ministro per lo Sviluppo Economico del Governo Prodi, nella compiacenza ed indifferenza dell’attuale Esecutivo.
Chiediamo politiche abitative popolari per le giovani coppie, con canoni d’affitto simbolici per gli anni sufficienti a coprire un mutuo o l’acquisto di una nuova casa.
Ed urgentemente chiediamo provvedimenti nel mondo del lavoro, che colpiscano la precarietà, falciando le innumerevoli tipologie di contratti di lavoro in favore di una forma di contratto unico d’inserimento, che tuteli e garantisca non solo il giovane, ma tutti coloro che, pur non più giovani, sono usciti dal mondo del lavoro e desiderano rientrarvi. Il tutto accompagnato da una seria riforma degli ammortizzatori sociali che premino la formazione per tutta la vita ed il reinserimento lavorativo, mirando a trasformare l’odiosa precarietà in flessibilità.

È vero che esistono nel Paese regioni virtuose, come l’Emilia-Romagna, che proprio nel mese di dicembre ha messo a disposizione 703 case per le giovani coppie, con un investimento di oltre 13 milioni di euro, parimenti aumentando tra l’altro gli investimenti sull’edilizia scolastica ed il sostegno alle famiglie più colpite dalla crisi; questo note positive in ogni caso non bastano a coprire le lacune di un Governo nazionale che dovrebbe prendersi in carico l’onere di pensare un progetto che abbracci tutte le regioni italiane, non lasciando solo nessuno.

In ultima istanza vogliamo dire al ministro Brunetta che la politica si fa coi fatti, non a parole: avanti dunque, si rimbocchi le maniche, altrimenti finirà irrimediabilmente nelle fila dei tanto famigerati fannulloni che lui stesso ha creato.

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