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Riccardo Ricci Petitoni: NO B-DAY: l'importanza di esserci
2 dicembre 09

3/12/2009 - Sabato 5 si svolgerà a Roma il No Berlusconi Day, la (speriamo) grande manifestazione contro l'autoritarismo ormai neanche più troppo sctrisciante del Cavaliere.

 
E' sotto gli occhi di tutti come il nostro Paese stia vivendo un periodo buio non solo d'impoverimento economico e strutturale, dovuto, e comunque non esclusivamente, alla crisi economica, ma anche un deterioramente culturale e sociale, che preannuncia foschi scenari futuri. I danni al retroterra culturale del Paese lo degradano nel suo complesso, facendolo involvere in derive populiiste più congeniali al Sudamerica che all'Europa. Questo fiaccamento ed imbarbarimento si somma alla generale crisi dei sistemi partecipativi, che lasciano il passo a stili di vita fortemente individualisti, riducono il senso di comunità ad un esercizio ludico da attivare per lo più su un piano virtuale.
Inoltrandosi nel Terzo Millennio l'Italia sembra aver perso quell'entusiasmo movimentista e girotondino che aveva per un paio di stagioni infiammato positivamente la cosiddetta società civile, facendo ben sperare per quei movimenti associativi di base che, seppur non possan esser interpretati come la chiave di volta per una compiuta rappresentanza politica, erano un segnale di una vitalità non scontata. Tutto è passato, schiacciato dall'empasse politico e sociale di questo Paese fermo con l'acqua alla gola.
Ora c'è sul campo una manifestazione che ha avuto le sue origini proprio da quegli ambienti che sembravano avere definitivamente lasciato il passo alla storia. Una manifestazione che è subito stata riaffermata dall'antiberlusconismo dell'Italia dei Valori e ha avuto eco in quegli ambienti della sinistra resi invisibili dalle tornate elettorali.
Diciamocelo: ai cosiddetti riformisti non son mai piaciuti troppo movimenti e girotondi, modalità di una politica che chiede un legame democratico diretto e non mediato, e che spesso con troppa semplicità bolla i partiti quali principali responsabili delle storture istituzionali, senza farsi carico di un progetto condiviso. Allo stesso tempo facciamo fatica a trovarci a nostro agio fra i toni di Di Pietro, che cavalca temi giusti ed imprescindibili ma in ottica spesso strumentale e raramente afferente di una proposta alternativa credibile.
Nonostante ciò, io penso che i militanti e gli iscritti del Partito Democratico debbano sentirsi cittadini, e non intrusi quatti quatti, all'interno di questa manifestazione, che debbano contribuire ad arricchirla ed a portare la testimonianza del PD.
Comprendo la delicatezza del momento, il timore che la piazza si trasformi in un grido di gogna che nulla porterebbe se non ulteriori invelenimenti del clima già pesante, la necessità di spingere per un'opposizione programmatica piuttosto che su un'opposizione retorica.
Se ciò che sembrava nascosto sotto la polvere del tempo ha trovato l'energia, la forza, di promuovere un evento che, per esser nato dal nulla, è già un successo, questo è un fatto politico notevole. Significa che la misura è stata oltrepassata, che l'orgoglio e la vergogna del cittadino hanno prevalso contro un'ignavia strutturale che ormai ottenebra giovani e vecchi come una ragnatela mediatica.
Per questo non dovremo abdicare alla nostra partecipazione. Soprattutto come Giovani Democratici dovremmo gettare il cuore oltre l'ostacolo, perchè tanti nostri coetanei, che partecipino o meno alla manifestazione, la ritengono comunque un fatto importante e positivo per contrastare un imperatore per nulla illuminato.
Se non il PD, i giovani, gli iscritti, i militanti dovrebbero stare sabato per quelle strade, a testa alta. Per palesarsi parte di questo idem sentire che attraversa il Paese. E perchè no, per promuovere, col nuovo anno, una grande mobilitazione che porti nelle piazze un reale, e non supposto, programma alternativo di governo.


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